Hai trovato molte difficoltà ad adattarti al diverso stile di vita?

La verità? No. Qui vivo più o meno come avrei vissuto in Italia. Spagna ed Italia non sono così diverse. Anche se la Catalogna assomiglia un poco alla Lombardia, in generale è facile adattarsi allo stile di vita di qui. Oltretutto, da subito, ho iniziato ad avere amici spagnoli, colleghi di lavoro, compagni di basket, diciamo che se uno vuole si può integrare facilmente. Oltretutto vivere con una spagnola fa sì che ti adatti più facilmente allo stile di vita locale.

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Hai trovato molte difficoltà ad apprendere la loro lingua?

Lo Spagnolo già lo conoscevo e quindi non è stato un problema. Poi ho iniziato un corso gratuito della “Generalitat de Catalunya” per imparare il Catalano. Ora, lavorando in un ambiente internazionale a volte parlo spagnolo, altre il catalano, poi c’è l’inglese e con alcuni colleghi l’ italiano.

Da quanto tempo vivi a Barcellona?

Io sono arrivato qui all’inizio di Gennaio 2004. Ho vissuto 8 mesi a Barcellona, nel quartiere Gracia, molto carino e pieno di vita, per poi trasferirmi a Cerdanyola del Valles, a 20km da Barcellona.

Con quale frequenza torni in Italia?

Torno quando posso. Prima tornavo tre o quattro volte all’anno (Pasqua, Natale e estate), ora non torno così frequentemente. L’anno scorso è nata nostra figlia Ada, una prematura di 23 settimane e quindi i primi mesi ci siamo dovuti adeguare ai suoi ritmi ed ai suoi problemi. Ora che Ada sta meglio, invece di andare noi in Italia, vengono i miei genitori qui a trovarla spesso. E meno male che c’è Facebook e Skype, così posso parlare e comunicare con i miei amici e la mia famiglia in Italia.

Quali sono le maggiori differenze tra la cultura italiana e quella spagnola?

Io non credo che ci siano molte differenze. La comunità italiana qui a Barcellona è molto grande e questo dimostra che ci piace vivere da queste parti e ci adattiamo facilmente alla cultura spagnola.

Come è cambiato il tuo stile di vita?

Venire in Spagna ovviamente ha cambiato il mio modo di vivere; qui è normale pranzare alle 13 e cenare alle 21 o magari alle 22. La pasta non si mangia tutti i giorni come in Italia. A Roma il giovedì si mangiano gli gnocchi, nella penisola iberica la paella o la fideuà.

Che tipo di attività svolgi a Barcellona?

Io sono ingegnere del software presso ALBA, l’acceleratore di particelle che è in costruzione a Cerdanyola del Valles.

Di cosa si tratta precisamente?

Mi occupo della parte di analisi, disegno e sviluppo di applicazioni web usate dai lavoratori per gestire più efficientemente i progetti, il tempo utilizzato, il budget.

E che tipo di attività svolgevi in Italia?

In Italia ero un semplice studente universitario. Diciamo che il primo lavoro vero l’ho trovato quando sono arrivato qui.

Con quali aspirazioni e con quali progetti sei approdato a Barcellona?

Quando sono arrivato qui a Barcellona ovviamente ho dovuto iniziare dal basso, iniziando come programmatore, passando piano piano da un’azienda ad un’altra, per migliorare la mia posizione e lo stipendio. Non è che ora guadagni una cifra strepitosa, però mi permette vivere bene tutto sommato.

Potresti descrivermi una tua giornata tipo a Barcellona?

Normalmente mi sveglio alle 8 e, dopo aver dato il biberon a mia figlia, vado a lavorare. Entro alle 9 e lavoro fino alle 13:30. Dalle 13:30 alle 14:30 pausa pranzo. Ritorno a casa per pranzare (ho la fortuna di lavorare a 15 min da casa. Il pomeriggio finisco di lavorare alle 18 e se è una bella giornata esco a passeggiare con mia figlia, dando così, un po’ di respiro a mia moglie. Prima di cena puntuale, arriva la “chiacchierata” via Skype di Ada con i nonni. Dopo cena di solito io e mia moglie o lavoriamo a progetti che abbiamo online o vediamo la televisione. Per fortuna ogni tanto viene a dormire a casa la sorella di mia moglie, così ne approfittiamo per andare al cinema e a mangiare fuori. Purtroppo vivere all’estero significa anche doversi arrangiare e non poter lasciare tua figlia ai nonni per uscire quando c’è un nuovo film al cinema o c’è uno spettacolo al teatro che ti interessa.

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Sapresti riassumere la cultura spagnola in tre parole?

Amigos, tapas e fiesta.

Ti manca qualcosa della tua città natale?

Il mare, gli amici, la mozzarella di bufala. Meno male che vicino casa c’è una pizzeria che fa pizze buone e che sembrano quasi fatte in Italia.

Sapresti dirmi quali sono le maggiori differenze tra la mentalità italiana e quella spagnola?

Ti potrei dire che la mentalità catalana è un po’ come quella padana, lavoro-famiglia-lavoro, meno male poi che, a questa, si sovrappone quella spagnola dove c’è più voglia di uscire con gli amici magari a mangiare in un bar di tapas o andare a bere qualcosa al bar. Proprio ieri in tv hanno fatto un reportage sui bar in Spagna, il paese europeo con il numero di bar per abitanti, più alto. Qui andare al bar per bere qualcosa è un’istituzione.

Ti interessi ancora delle vicende politiche italiane o dello sport?

Certo che mi interesso delle vicende italiane, ogni giorno leggo il Corriere della Sera online e ascolto Radio Deejay. Purtroppo da quando sono qui, e sono già 7 anni, in Italia non è cambiato proprio niente. Vedo sempre le stesse persone in Parlamento, che accusano l’opposizione di far male le cose, tutti promettono e nessuno mantiene. Tutti fanno i propri affari, una mano lava l’altra e tutti amici come prima. Per quanto riguarda lo sport, leggo la Gazzetta dello Sport online e altri siti web che parlano di basket, il mio sport preferito. Mi informo sulla mia vecchia squadra dove giocavo ed in generale su quello che succede in Italia.