Alberto, ingegnere informatico italiano a Barcellona

Abbandonare il proprio Paese non sempre è una scelta libera, a volte si tratta di una scelta obbligata, legata a diverse problematiche, prima fra tutte quelle di tipo lavorativo. Il nostro Paese, per quanto possa essere bello, ricco di storia e pieno di calore, non offre sempre quello che si desidera.

Svolgere il lavoro dei propri sogni non è un traguardo facile da raggiungere e così molta gente preferisce andar via. Alberto Nardella, ingegnere informatico, ha seguito il suo sogno e per un caso del destino, ha trovato anche l’amore.

In quale città d’Italia vivevi prima di trasferirti a Barcellona?

Io sono di Formia (LT) ed ho vissuto a Roma 8 anni per motivi di studio. Facevo il semi-pendolare, ossia weekend a Formia e settimana a Roma. Mi sono laureato in Ingegneria Informatica e ho deciso di emigrare all’estero per fare un poco di esperienza.

Per quale motivo hai scelto proprio Barcellona?

Perché conoscevo un poco di spagnolo e soprattutto perché a Barcellona già viveva un cugino e così è stato più facile per me adattarmi e trovare casa.

Prima di trasferirti definitivamente in Spagna, hai provato a vivere altrove?

No, ma mi sarebbe piaciuto e mi piacerebbe ancora vivere nel nord Europa.

Per quale motivo hai deciso di trasferirti definitivamente in un altro Paese, lasciando la tua città natale?

Ho sempre sognato di poter vivere all’estero. Una volta finita l’università ho iniziato a vedere quello che il mio Paese mi offriva e quello che poteva offrirmi la Spagna. Da quello che mi raccontavano e da quello che leggevo nei blog e nei forum le cose qui, non andavano tanto male. Aggiungiamo poi il fatto che l’idea iniziale era quella di fare un poco di esperienza per poter poi ritornare in Italia, con un Curriculum più interessante. Le cose poi non vanno sempre come uno se le aspetta… dopo una settimana qui in Spagna ho conosciuto una ragazza che poi è diventata mia moglie e la madre di mia figlia ed il mio piano è cambiato.

Quali sono state le reazioni dei tuoi familiari alla notizia della tua definitiva partenza?

Sin da quando ho iniziato la facoltà di Ingegneria sapevano che probabilmente sarei andato a lavorare lontano, magari al Nord, ma il mio trasferimento all’estero non se lo aspettavano proprio. Mi ricorderò sempre mia madre che mi leggeva ogni settimana, gli annunci del “Corriere Lavoro” che potevano interessarmi, un estremo tentativo di tenermi un po’ più vicino. Ovviamente mi hanno appoggiato e senza di loro non avrei potuto fare niente. Cercavo un lavoro nel mio ramo e quasi da subito iniziai a fare un corso in Coritel non pagato e che occupava gran parte della mia giornata. Per fortuna, ho continuato ad inviare Curriculum e alla fine mi hanno preso in una piccola azienda.

Hai trovato molte difficoltà ad adattarti al diverso stile di vita?

La verità? No. Qui vivo più o meno come avrei vissuto in Italia. Spagna ed Italia non sono così diverse. Anche se la Catalogna assomiglia un poco alla Lombardia, in generale è facile adattarsi allo stile di vita di qui. Oltretutto, da subito, ho iniziato ad avere amici spagnoli, colleghi di lavoro, compagni di basket, diciamo che se uno vuole si può integrare facilmente. Oltretutto vivere con una spagnola fa sì che ti adatti più facilmente allo stile di vita locale.

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Hai trovato molte difficoltà ad apprendere la loro lingua?

Lo Spagnolo già lo conoscevo e quindi non è stato un problema. Poi ho iniziato un corso gratuito della “Generalitat de Catalunya” per imparare il Catalano. Ora, lavorando in un ambiente internazionale a volte parlo spagnolo, altre il catalano, poi c’è l’inglese e con alcuni colleghi l’ italiano.

Da quanto tempo vivi a Barcellona?

Io sono arrivato qui all’inizio di Gennaio 2004. Ho vissuto 8 mesi a Barcellona, nel quartiere Gracia, molto carino e pieno di vita, per poi trasferirmi a Cerdanyola del Valles, a 20km da Barcellona.

Con quale frequenza torni in Italia?

Torno quando posso. Prima tornavo tre o quattro volte all’anno (Pasqua, Natale e estate), ora non torno così frequentemente. L’anno scorso è nata nostra figlia Ada, una prematura di 23 settimane e quindi i primi mesi ci siamo dovuti adeguare ai suoi ritmi ed ai suoi problemi. Ora che Ada sta meglio, invece di andare noi in Italia, vengono i miei genitori qui a trovarla spesso. E meno male che c’è Facebook e Skype, così posso parlare e comunicare con i miei amici e la mia famiglia in Italia.

Quali sono le maggiori differenze tra la cultura italiana e quella spagnola?

Io non credo che ci siano molte differenze. La comunità italiana qui a Barcellona è molto grande e questo dimostra che ci piace vivere da queste parti e ci adattiamo facilmente alla cultura spagnola.

Come è cambiato il tuo stile di vita?

Venire in Spagna ovviamente ha cambiato il mio modo di vivere; qui è normale pranzare alle 13 e cenare alle 21 o magari alle 22. La pasta non si mangia tutti i giorni come in Italia. A Roma il giovedì si mangiano gli gnocchi, nella penisola iberica la paella o la fideuà.

Che tipo di attività svolgi a Barcellona?

Io sono ingegnere del software presso ALBA, l’acceleratore di particelle che è in costruzione a Cerdanyola del Valles.

Di cosa si tratta precisamente?

Mi occupo della parte di analisi, disegno e sviluppo di applicazioni web usate dai lavoratori per gestire più efficientemente i progetti, il tempo utilizzato, il budget.

E che tipo di attività svolgevi in Italia?

In Italia ero un semplice studente universitario. Diciamo che il primo lavoro vero l’ho trovato quando sono arrivato qui.

Con quali aspirazioni e con quali progetti sei approdato a Barcellona?

Quando sono arrivato qui a Barcellona ovviamente ho dovuto iniziare dal basso, iniziando come programmatore, passando piano piano da un’azienda ad un’altra, per migliorare la mia posizione e lo stipendio. Non è che ora guadagni una cifra strepitosa, però mi permette vivere bene tutto sommato.

Potresti descrivermi una tua giornata tipo a Barcellona?

Normalmente mi sveglio alle 8 e, dopo aver dato il biberon a mia figlia, vado a lavorare. Entro alle 9 e lavoro fino alle 13:30. Dalle 13:30 alle 14:30 pausa pranzo. Ritorno a casa per pranzare (ho la fortuna di lavorare a 15 min da casa. Il pomeriggio finisco di lavorare alle 18 e se è una bella giornata esco a passeggiare con mia figlia, dando così, un po’ di respiro a mia moglie. Prima di cena puntuale, arriva la “chiacchierata” via Skype di Ada con i nonni. Dopo cena di solito io e mia moglie o lavoriamo a progetti che abbiamo online o vediamo la televisione. Per fortuna ogni tanto viene a dormire a casa la sorella di mia moglie, così ne approfittiamo per andare al cinema e a mangiare fuori. Purtroppo vivere all’estero significa anche doversi arrangiare e non poter lasciare tua figlia ai nonni per uscire quando c’è un nuovo film al cinema o c’è uno spettacolo al teatro che ti interessa.

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Sapresti riassumere la cultura spagnola in tre parole?

Amigos, tapas e fiesta.

Ti manca qualcosa della tua città natale?

Il mare, gli amici, la mozzarella di bufala. Meno male che vicino casa c’è una pizzeria che fa pizze buone e che sembrano quasi fatte in Italia.

Sapresti dirmi quali sono le maggiori differenze tra la mentalità italiana e quella spagnola?

Ti potrei dire che la mentalità catalana è un po’ come quella padana, lavoro-famiglia-lavoro, meno male poi che, a questa, si sovrappone quella spagnola dove c’è più voglia di uscire con gli amici magari a mangiare in un bar di tapas o andare a bere qualcosa al bar. Proprio ieri in tv hanno fatto un reportage sui bar in Spagna, il paese europeo con il numero di bar per abitanti, più alto. Qui andare al bar per bere qualcosa è un’istituzione.

Ti interessi ancora delle vicende politiche italiane o dello sport?

Certo che mi interesso delle vicende italiane, ogni giorno leggo il Corriere della Sera online e ascolto Radio Deejay. Purtroppo da quando sono qui, e sono già 7 anni, in Italia non è cambiato proprio niente. Vedo sempre le stesse persone in Parlamento, che accusano l’opposizione di far male le cose, tutti promettono e nessuno mantiene. Tutti fanno i propri affari, una mano lava l’altra e tutti amici come prima. Per quanto riguarda lo sport, leggo la Gazzetta dello Sport online e altri siti web che parlano di basket, il mio sport preferito. Mi informo sulla mia vecchia squadra dove giocavo ed in generale su quello che succede in Italia.

Per quanto concerne l’aspetto economico, ci sono molte differenze tra l’Italia e la Spagna?

Economicamente penso che non sia poi così diverso vivere qui o vivere in Italia, naturalmente se hai un lavoro che ti permette di vivere. In Italia i contratti a progetto hanno fatto molto male ai giovani italiani come me, che usciti dall’università, volevano essere indipendenti. Purtroppo anche qui ora sta arrivando questa spazzatura.

Quando sono arrivato qui, un litro di diesel costava più o meno 0,80€, in questi ultimi giorni siamo arrivati a 1,32€/litro. Questo significa che tutto si è fatto più caro, ma lo stipendio non è aumentato con lo stesso ritmo. Quindi ci stiamo avvicinando piano piano alla situazione italiana. La prima volta che mia moglie è venuta in Italia, passando da un negozio di articoli sportivi, si è stupita del fatto che vendevano giubbotti e maglioni a rate, ora anche qui inizia a fare capolino questa assurda situazione, sintomo che qualcosa va male, no?

Ti senti ancora un po’ italiano?

Sempre mi sentirò italiano, magari parlerò meglio o peggio, spesso mia madre mi corregge perché faccio errori (o meglio orrori!) ortografici, ma continuerò a sentirmi italiano.

Quale è la situazione lavorativa in Spagna?

Tanto qui come in Italia c’è una crisi galoppante, l’unica differenza è che qui oltre alla crisi mondiale, c’è anche una bolla immobiliare che è esplosa e molti si sono ritrovati senza un lavoro da un giorno all’altro. Mi sembra che la disoccupazione si aggiri intorno al 20% e c’è da preoccuparsi. Molte aziende hanno chiuso o stanno chiudendo. Il Governo non sa che fare, ma a mio parere, non potrebbe fare molto, poichè la Spagna non è il motore economico d’Europa. Spero proprio che questa crisi finisca presto.

Come sei stato accolto dai cittadini spagnoli?

Benissimo, ho moltissimi amici spagnoli. Ovviamente ogni persona ha il suo carattere e in generale in Catalogna, i catalani sono un po’ più freddini rispetto al resto della Spagna, almeno nei primi tempi, ma una volta entrati nel loro circolo sono disponibili e cordiali.

Senti di far parte di questa nuova realtà?

Si e mi fa piacere sottolineare che qui ho più amici spagnoli che italiani. Questo mi permette di vivere con più intensità la mia vita, sentendomi parte del contesto e non un elemento estraneo che vive qui temporaneamente, come se fossi un turista.

Ti senti soddisfatto della tua vita e delle tue scelte?

Si che mi sento soddisfatto, ma questo non significa che, in futuro non ci possano essere situazioni che mi facciano cambiare idea e che mi portino a voler emigrare un’altra volta.

Per scrivere ad Alberto Nardelli:

[email protected]

Intervista a cura di Nicole Cascione