Che tipo di città è? Com’è il clima sociale e umano?

Bilbao è una città moderna che si trova in una fase di cambiamento: da città industriale a città di servizi. Il clima sociale per uno straniero è un po’ complicato, specialmente per uno come me, nato e cresciuto a Napoli, dove le persone parlano anche con le pietre. Qui quando si conoscono davvero le persone, ci si rende conto che sono molto umane, ma diffidenti verso quello che proviene da fuori; ad ogni modo, con le nuove generazioni, questo aspetto sta iniziando a cambiare.

Il museo Guggenheim ha dato una notevole spinta alla città. Secondo te come influenza il suo nuovo volto, la sua accoglienza?

È il nuovo simbolo basco, ma per me rappresenta la modernità e non l’essenza dei baschi e della terra basca.

Hai avuto qualche particolare difficoltà ad ambientarti?

Gli inizi non sono stati per niente facili. Cominciare da zero, e per di più da solo, in un posto nuovo mi ha fatto vedere le difficoltà di una vita fuori da casa. Io, però, ero convinto della mia scelta, anche non sapendo cosa avrei fatto, ero sicuro di voler vivere a Sopelana e fare surf tutti i giorni, perché questa è la mia grande passione. Sapevo che il resto, con sforzo e costanza, sarebbe arrivato.

Com’è il mercato del lavoro lì?

Tutta la Spagna sta attraversando un momento difficile, ma nei Paesi Baschi si regge meglio la situazione di questa grande crisi mondiale.

Dal punto di vista dei servizi e della qualità della vita come ce la racconteresti Bilbao?

A Bilbao c’è un’ottima qualità di vita e ottimi sono i servizi, anche se chiaramente tutto è sempre migliorabile. Ad ogni modo, confrontandola con Napoli, questa è la Svizzera!

Ci racconti di qualche tradizione particolare o qualche festa particolarmente suggestiva?

I baschi in estate celebrano le feste in tutti i paesi, ma la più grande è quella di Bilbao, che si celebra verso la fine di agosto e dura dieci giorni. Non ho parole per poterla raccontare, bisogna andarci almeno una volta nella vita per capirne la grandiosità. Io all’inizio andavo a tutte le feste in ogni paesino ma oggi, dopo dieci anni, seleziono le migliori e chiaramente non può mancare quella di Bilbao.

Quali sono i principali luoghi di ritrovo e quali le più tradizionali attività di socializzazione sia a Bilbao sia in realtà più piccole?

Il bar. Nei Paesi Baschi non si può vivere senza i bar e i suoi famosi pintxos (tapas): se la gente beve, è molto simpatica e cambia il suo modo di relazionarsi con gli altri.

Avevi particolari aspettative rispetto alla città quando sei arrivato?

Di aspettative non ne avevo nessuna, perché ho sempre creduto fosse il miglior modo per non rimanere deluso. Semplicemente mi sono dedicato a fare la mia strada a piccoli passi per raggiungere i miei obiettivi. Il consiglio che posso dare a livello generale, è quello di credere: se una persona non crede, difficilmente potrà raggiungere le mete fissate ed è molto importante lottare contro la paura del fallimento. Non succede niente se le cose vanno male, possono sempre migliorare, ma se prima di iniziare uno pensa che andrà male, si taglia le ali da solo.

Cosa ti piace di più di questa regione e cosa meno?

La cosa che mi piace di più dei Paesi Baschi è la costa, con le sue innumerevoli spiagge e tantissime onde da vedere e da “surfare”, chilometri e chilometri da percorrere e da scoprire. È un posto bellissimo e invito tutte le persone amanti del mare e dell’oceano a vistarlo.

C’è qualcosa di Bilbao e della regione basca che ti assomiglia particolarmente? Qualcosa che ti fa sentire davvero un po’ a casa?

I Paesi Baschi sono un luogo molto indipendente e anch’io credo di esserlo. Per di più, si mostrano per quello che sono e non offrono un’immagine di sé diversa dalla realtà. Il mare mi permette di sentirmi a casa; sono nato a Napoli e vedere il mare è qualcosa, per me, molto normale e speciale insieme; avere inoltre la possibilità di vederlo tutti i giorni e in movimento con le sue onde, è una sensazione bellissima che mi fa rilassare e mi dà la voglia di continuare. I Paesi Baschi mi assomigliano nella loro discrezione e riservatezza; qui è difficile che qualcuno ti faccia domande personali, la gente ha un altro modo di relazionarsi.

Facciamo un gioco: devi convincere altri italiani a trasferirsi lì; cosa diresti?

È un gioco molto difficile perché non è possibile convincere altri a fare una scelta. Comunque io consiglio sempre di conoscere il posto, vedere se piace e se ci sono possibilità di adattamento. Per me è stato facile perché mi sono innamorato da subito del luogo, ero sicuro di voler stare qui per vivere la mia vita e poter provare a fare surf tutti i giorni, con la speranza e la fede che un giorno ce l’avrei fatta ad alzarmi sulla tavola e cavalcare la mia onda.