Vivere a Valencia: la storia di Serena

Ognuno di noi ama la propria libertà, ma ci sono persone a cui, la realtà circostante, va un po’ troppo stretta, persone che hanno un maggiore bisogno di emancipazione e di indipendenza, persone che ritengono un limite trascorrere la propria vita nello stesso luogo, perdendosi così, quelle che sono le mille occasioni che la vita può offrire. Una di queste persone è Serena, che ha deciso di lasciare l’Italia per trasferirsi a Valencia, dove lavora in un ostello giovanile.

In quale città d’Italia vivevi prima di trasferirti a Valencia?

Prima di trasferirmi in Spagna ero tornata a vivere nel piccolo paesino in provincia di Cremona dove tuttora vivono i miei genitori e i miei nonni materni. In realtà prima vivevo a Napoli, mi ci sono trasferita non appena ho finito le scuole superiori. Io sono nata a Salerno (mio padre è di lì, mentre mia madre è di Milano) e mi sono trasferita al nord con la mia famiglia quando avevo circa 10 anni.

Per quale motivo hai deciso di lasciare l’Italia?

Adoro Napoli e nonostante tutto ho vissuto bene lì. Sono tornata al nord per avere qualche opportunità lavorativa in più (sono laureata in lingue e letterature straniere, un tipo di laurea non molto competitiva, soprattutto in tempi di crisi), anche se non ho mai pensato che fosse una cosa definitiva. In realtà ho sempre avuto voglia di spostarmi, non ho mai pensato di vivere nello stesso posto per tutta la vita, lo trovo limitativo. Da circa un anno pensavo di trasferirmi all’estero per fare una nuova esperienza e così alla fine sono partita.

Non ti offriva molte possibilità per un avvenire sicuro? in Italia lavoravi?

Se parliamo di Napoli (o Salerno), che io considero la mia città nonostante l’aver vissuto molti anni anche al nord, purtroppo non credo. Al nord forse ci sono più possibilità, è vero, io ho iniziato a lavorare come insegnante di lingue per un istituto privato, ma avevo un contratto di collaborazione a dir poco ridicolo, ero a contatto con la “peggio” gioventù italiana, e l’ambiente e lo stile di vita del nord, per come sono fatta io, sono decisamente deprimenti. Per me un avvenire sicuro non significa solo trovare un buon lavoro e stare bene economicamente, per me è importante vivere in un posto in cui mi senta bene io per prima, in cui quando mi alzo la mattina e guardo fuori dalla finestra, non mi passi la voglia di vivere.

E ora, a Valencia, che attività svolgi?

Ora a Valencia lavoro come receptionist per un Youth Hostel, un ostello giovanile. E’ un ambiente molto dinamico, giovane e ci tengo a precisare che da subito ho avuto un contratto regolare, ho iniziato col part time e poi sono stata assunta a tempo pieno, sempre in condizioni del tutto regolari e umane.

Hai trovato molte difficoltà ad apprendere la lingua?

No perché ho studiato spagnolo all’università e in precedenza avevo già vissuto per un periodo a Siviglia, quindi quando sono arrivata già conoscevo la lingua.

Ogni giorno sei a contatto con tanta gente, specialmente ragazzi, è facile riuscire a comunicare?

Si, in generale non ci sono grossi problemi. Il tipo di turista che alloggia in un ostello come il mio è di solito un backpacker (zaino in spalla), senza grosse pretese e di mentalità aperta. Si è a contatto con gente di tutto il mondo, anche tra i miei colleghi solo due sono spagnoli e questo ti aiuta veramente a vivere la multiculturalità in maniera naturale e utile.

Viene molta gente dall’Italia?

Tantissima. Gli italiani non mancano mai, che siano studenti, viaggi di gruppo o anche famiglie con bambini piccoli. D’alta parte Valencia è adatta a qualsiasi tipo di turismo. Ci sono anche moltissimi italiani che vivono qui o che arrivano in cerca di lavoro. Non tanti come a Barcellona o Madrid, ma col tempo anche qui sono sempre di più. La Spagna è sempre vista un po’ come un mito dall’Italia.

Qual è stata la reazione della tua famiglia e dei tuoi amici davanti alla decisione di trasferirti?

Beh, dato che sono andata via di casa subito dopo la maturità, i miei genitori erano abituati già da tempo a non avermi vicina. Poi mi è sempre piaciuto viaggiare, non credo che abbia stupito nessuno la mia decisione di trasferirmi all’estero. In realtà sono a un’ora e mezza di volo da casa dei miei, se fossi andata a vivere in un’altra città italiana non sarebbe cambiato molto, ma la parola “estero” fa impressione. A me non sembra neanche di essere all’estero, per me i confini geografici non hanno una grande importanza.

Quando hai deciso di trasferirti definitivamente a Valencia?

Quando sono arrivata era luglio. Pensavo di conoscere un po’ la città, ambientarmi e organizzarmi (casa, documenti, lavoro eccetera). Se fosse andata male avrei passato l’estate da turista e poi sarei ripartita, altrimenti sarei rimasta. A settembre ho iniziato a lavorare e a quel punto ho deciso di rimanere definitivamente.

Ti senti gratificata da questo lavoro o speri in qualcos’altro?

Mi sento gratificata dal lavoro e mi piace molto. Ciò non esclude che in seguito potrei cambiare lavoro, anche se mi piacerebbe restare nel campo del turismo.

Da quanto tempo vivi a Valencia?

Ormai sono quasi 3 anni e sono volati!

Cosa ti manca della tua città natale?

Se i miei genitori vivessero qui non mi mancherebbe niente. A parte questo, piccole cose che non possono viaggiare, come alcuni cibi o posti che ogni tanto vorrei rivedere. Una vera pizza napoletana, per esempio, o una passeggiata sul lungomare di Salerno.

Come sei stata accolta?

Benissimo. Come dicevo gli italiani sono davvero tanti e, a volte, arrivano con tutti gli stereotipi di sempre. Non mi sarei meravigliata di incontrare qualche ostilità, invece è andata bene. Penso che il segreto sia arrivare sempre con umiltà e spirito di adattamento. Vedo molti italiani che arrivano pensando che la Spagna viva 12 mesi all’anno di movida e che non serva nemmeno imparare la lingua “tanto se parli piano ti capiscono”. Non è così!

Ti senti ancora un po’ straniera o sei riuscita ad integrarti bene nella nuova realtà?

Non mi sento assolutamente una straniera, per me non esistono gli stranieri. Esistono persone diverse, che viaggiano e si incontrano. Valencia è una città bellissima e a misura d’uomo, grande ma non immensa, c’è il mare e un clima fantastico tutto l’anno. Io mi sposto quasi sempre in bici, una ragazza può tornare a casa da sola di notte senza paura, c’è un’offerta culturale ampissima e un discreto melting pot. E’ veramente difficile non integrarsi in un posto così.

Sei sposata o fidanzata? Se è si, con un italiano o con uno spagnolo?

Sposarmi non è tra i miei progetti. Qui ho tantissimi amici e per ora sto bene così, ci tengo particolarmente alla mia indipendenza.

Per quanto riguarda il settore lavorativo ed economico, Valencia è molto diversa dall’Italia? E culturalmente?

Rispetto al nord Italia c’è un abisso. Io vivo in centro e pago un affitto che a Milano sarebbe impensabile persino in periferia. Anche qui la crisi economica è molto forte, ha colpito soprattutto il settore immobiliare e ci sono molti disoccupati. Io sono stata fortunata, anche perché quando ho trovato lavoro ho potuto chiedere una sovvenzione alla regione (Comunità Valenciana) per pagare l’affitto, che mi ha aiutata tantissimo. Il costo della vita è sicuramente inferiore, si può risparmiare un po’ su tutto. In più la qualità della vita mi sembra altamente superiore.

Poi per fare un altro esempio, i corsi di lingua nella Scuola Ufficiale di Lingue (escuela oficial de idiomas) costano 40 euro all’anno, e rilasciano un diploma valido ovunque. Io sto studiando portoghese. Culturalmente potrei dire che lo stile di vita si avvicina molto a quello del sud Italia, si vive molto all’aperto, ci sono molte cose da fare e da vedere. Credo che per me il punto forte di Valencia sia proprio questo: combinare uno stile di vita mediterraneo, senza però gli eccessi negativi che potrebbe comportare. La città è pulita, tranquilla, la polizia multa anche le biciclette fuori posto, insomma si cerca di mantenere un certo ordine pubblico. Almeno ci si prova.

Tornerai mai in Italia?

Non credo, se dovessi lasciare Valencia credo che mi sposterei in un posto nuovo. Forse quando andrò in pensione tornerò a Salerno.

E’ stato facile per te trovare questo impiego a Valencia? Prima del tuo lavoro attuale hai svolto qualche altra attività? Se è si di che genere?

Quando sono arrivata pensavo di continuare a lavorare nell’ambito dell’insegnamento, ma quando ho visto che non c’erano molte possibilità ho cercato anche altro. L’unica scuola di lingue che mi ha contattata mi ha offerto un lavoro di volantinaggio porta a porta, per pubblicizzare la scuola stessa. L’ho fatto per una settimana, poi mi hanno contattata dall’ostello.

C’è molta disoccupazione? Per i giovani italiani che arrivano in cerca di fortuna è facile trovare un posto di lavoro?

Si, purtroppo. Penso che per gli italiani sia abbastanza difficile inserirsi nel mondo lavorativo qui. Vedo che molti arrivano un po’ allo sbaraglio, pensando di poter trovare facilmente un lavoro come cameriere e, come dicevo prima, senza sapere neanche lo spagnolo. Oltre ai disoccupati spagnoli non bisogna dimenticare che in Spagna ci sono anche moltissimi sudamericani, che hanno il vantaggio di parlare già spagnolo, nonché di sapersi adattare a qualunque tipo di lavoro. Molti italiani pensano di arrivare nel paese della cuccagna e quando si accorgono che non è così, vanno via delusi. Non conosco nemmeno un settore lavorativo in cui non ci sia crisi, anche il turismo lo è. I grandi alberghi chiudono, il mio ostello per ora si salva perché è il corrispettivo in alloggio di un volo low cost.

In base alla tua esperienza che consigli daresti ai giovani italiani disoccupati?

E’ difficile dare consigli. A me non faceva paura partire e l’ho fatto, però mi rendo conto che molti preferiscono, giustamente, restare nella propria città o in Italia. Comunque penso sarebbe sempre meglio tenersi aperti al mondo, aggiornarsi, viaggiare, fare esperienze. E anche partire dal basso, perché oggi sembra che l’aspirazione di molti sia uscire dai banchi di scuola e sedersi direttamente nella poltrona del direttore. Infine, consiglio di non perdere mai la speranza e la voglia di fare, tutti abbiamo l’energia per andare avanti e cambiare la nostra vita se vogliamo.

Se tu potessi tornare indietro rifaresti le stesse scelte?

Riguardo la scelta di trasferirmi in Spagna si, magari anche prima. Durante l’università ho cambiato corso di studi e questo mi ha rallentato, mi sarebbe piaciuto avere le idee più chiare allora.

Perché hai scelto proprio Valencia?

Perché mi piaceva l’idea di trasferirmi in una città in cui non fossi mai stata e dove non conoscessi nessuno, e mettermi un po’ alla prova. Ero stata molte volte in Spagna ma mai a Valencia e quindi ho scelto di venire qui. Tra l’altro, mi sembrava perfetta per dimensioni e posizione geografica, per me il clima è importantissimo.

Con quali aspirazioni e con quali progetti ti sei trasferita? Molti di questi si sono realizzati?

Mi sono trasferita nella speranza di vivere in un posto ospitale e tranquillo, ma anche stimolante, non noioso. Speravo di trovare un lavoro regolare e che la città fosse vivibile, quindi devo dire che sono contenta. All’inizio vivevo con altre ragazze, ma poi sono andata a vivere da sola. Adesso oltre al lavoro e agli amici, posso dedicare molto tempo anche ai miei hobby.

Che progetti hai per il futuro?

Non faccio grandissimi progetti perché preferisco concentrarmi sul presente, comunque voglio continuare a conoscere il mondo e a sentirmi libera, per me non è importante raggiungere un altissimo tenore di vita, mi basta poter vivere senza stress, legalmente e stando a contatto con persone che considero umane e interessanti.

Nel momento in cui hai messo piede in questa nuova città hai avuto paura? Quali sono state le tue emozioni?

Quando sono arrivata, prima di uscire dalla metropolitana, mi sono detta: la prima immagine sarà la decisiva, o mi piace subito o non mi piacerà mai. Non avevo paura, più che altro molta speranza. Valencia mi è ovviamente piaciuta a prima vista, e questo mi ha dato la forza per mettermi subito in moto e cercare di restarci.

3 buoni motivi per trasferirsi a Valencia

Perché è una piccola metropoli a misura d’uomo, il clima è veramente ideale e perché dall’antico corso del fiume Turia, che è stato prosciugato, è stato ricavato un parco meraviglioso che attraversa tutta la città. Imperdibile.

Per scrivere a Serena:

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Intervista a cura di Nicole Cascione