Cosa ci racconti di Madrid?

Madrid ha la sua filosofia di vita, quel mix di relax, voglia di divertirsi, spensieratezza e ancora voglia di divertirsi che contraddistingue la penisola iberica. Inoltre, anche se è una capitale, è una città a misura d”uomo, dove i trasporti funzionano a meraviglia e c’è poca criminalità. Pensa che una volta mi hanno rubato il portafoglio e, naturalmente dopo aver comprovato che al suo interno non vi fosse nulla, me l’hanno restituito. Allo stesso tempo è un metropoli aperta al mondo, cosmopolita, molto tollerante e laica (non facile in un Paese cattolico, tanto quando il nostro). E’ la città dove è nata la Movida, con tutto quello che ne comporta, che contagia e travolge persone di ogni età. Per essere una capitale europea, è molto economica. Rispetto ad una città italiana del Nord- Centro, a parità o quasi di stipendio, tutto è praticamente più economico.

Vestiti, supermercati, negozi, affitti, locali notturni, sono alla portata del salario. Inoltre la pressione fiscale, non è ai livelli di quella italiana, anche se il caro Mariano (ovvero Rajoy, presidente del governo) trova il nostro modello molto interessante e ogni tanto, qua e là, impone qualche nuova fantasiosa tassa. Le uniche cose che costano veramente sono le chiamate con il cellulare, se non si è provvisti di una tariffa piana (pro memoria: devo farmi un piano tariffario al più presto)…..e magari ”entrata al Santiago Bernabeu. Purtroppo, c’é da dire, che in questi ultimi mesi la situazione sta lentamente, ma costantemente cambiando. Poco a poco il costo della vita si sta alzando, mentre gli stipendi sono congelati o, peggio ancora, ridotti.

Purtroppo non è un paradiso del mondo del lavoro. Madrid rimane sempre un città del Sud Europa, in cui è difficile incontrare un ambiente professionale di alto livello (questo rispetto alle altre città del Nord Europa).Tutto ciò accompagnato da salari medi bassi, seppur in un contesto dove il costo della vita è sostenibile. La crisi ha accentuato ulteriormente questi difetti. Infine, c”é un aspetto della società spagnola che bisognerebbe eliminare, che trova a Madrid la piazza più importate al mondo: La Fiesta de los toros (più comunemente chiamata Corrida).

Qual è stata la tua prima impressione della città?

Mi sono sentito a casa, nel senso che il tassista si è preso 40 euro per fare il tragitto dall’aeroporto al centro. In media il tragitto costa 20 euro e a quell’epoca solo 2 euro con i mezzi pubblici. A parte questo, l’impatto é stato molto forte. Mi sono trovato per la prima volta in una grande città. Non sapevo la lingua e cercavo di parlare in inglese, ma capirmi risultava difficile da parte loro (se avete sostenuto una conversazione anglofona con uno spagnolo, sapete di cosa sto parlando) e non conoscevo nessuno. Sicuramente i primi due giorni sono stati i più difficili.

A proposito di crisi, come stanno vivendo questo periodo i madrileñi?

La Spagna, dopo il periodo franchista, conclusosi a fine anni ’70, è riuscita ad assottigliare quel gap socio-economico che aveva, rispetto al resto dell”Europa, in soli 20 anni, arrivando a metà della prima decade del 21esimo secolo a crescere ad un ritmo veloce. La crisi, causata dalla speculazione edilizia, ha rovinato tutto. I madrileñi stanno vivendo questo periodo di crisi con enorme coraggio e determinazione. Sto vedendo un’intera generazione che non si vuole arrendere, che manifesta, protesta, esprime le proprie idee senza paura di prendere qualche manganellata. La “Spanish Revolution” partita da Puerta del Sol ed allargatasi in tutti gli angoli della Spagna è un esempio per tutti i giovani d’Europa.

Puoi raccontarci qualche curiosità della città in cui vivi?

Ho sempre trovato curioso come, in una città dell’entroterra situata a 700 metri di quota, a 4-5 ore di macchina dal mare e circondata da paesaggi stile film western, una delle specialità culinarie sia il panino con i calamari.

Al tuo arrivo hai trovato facilmente casa?

Se trovare lavoro fosse stato così facile come lo è stato trovare casa, questa città sarebbe veramente un’oasi di felicità. Trovare un alloggio è semplicissimo. Ci sono alcuni pagine online dove è possibile trovare tutte le informazioni su stanze, appartamenti, ecc. Questa è una grande città e il ricambio è costante, soprattutto nel periodo in cui gli studenti ritornano a casa. Bisogna solo saper cercare.

Quali sono state le difficoltà che ti sei trovato ad affrontare?

La più grande difficoltà affrontata la prima volta che ho messo piede in terra madrileña è stata sicuramente rappresentata dalla barriera linguistica perché, anche se molti sostengono il contrario (soprattutto chi non conosce un lingua all”infuori di quella materna), non basta infilare una “S” alla fine di ogni parola, “tanto basta parlare in dialetto che ti capiscono”. Successivamente, quando ho deciso di ritornarvi, l’ostacolo maggiore ed il bisogno primario è stato quello di assicurarsi un impiego, a causa della situazione lavorativa in cui navigava il Paese. Devo dire che non è stato facile e lo testimonia il fatto che in queste ultime settimane la Spagna ha raggiunto quota 5 milioni di disoccupati, con il 50% di giovani senza impiego.

Come sei riuscito a superare quei momenti?

Poco a poco, giorno dopo giorno, si superano tutte le difficoltà, da soli e con ”aiuto degli altri. Per imparare la lingua, l’importante é stato conversare, conversare e conversare, senza timore e aver paura di sbagliare. Scontato dire che vale più questo che una lezione all”università di grammatica/sintassi/ lessico/ fonetica, di lingua spagnola. Un giorno un professore di lingue mi disse: “Il modo più semplice per imparare una lingua è quello di trovarsi una morosa/o madrelingua (beh, nell’occasione ha utilizzato un’espressione più colorita..). Per superare la seconda difficoltà, ben più problematica, non ci sono stati trucchi. Iscriversi a più offerte di lavoro possibili e aspettare.

 

Sei felice di vivere a Madrid o avresti preferito trovare una sistemazione lavorativa in Italia?

Sono felicissimo di vivere a Madrid e non avrei preferito trovare una sistemazione lavorativa in Italia. Ripeto, non ho scelto questa destinazione per motivi professionali. Fosse stato per quello, avrei optato per i Paesi del Nord Europa, dove ci sono opportunità lavorative nettamente migliori, ma non sono amante del freddo e della neve (il che é paradossale, visto che sono cresciuto circondato da un paesaggio alpino).

Tornando al tuo trasferimento, cosa ti sei portato dietro della tua patria?

Una bandiera tricolore che avevo in Italia e che ho appeso in camera, che casualmente comprai nel Rastro qui a Madrid, il giorno della finale dei mondiali contro la Francia. È un paradosso, ma scopri il tuo Paese solamente quando lo lasci. Vieni a contatto con persone di altre parti d’Italia, capisci le similitudini e le differenze regionali. Mi sono portato le mie radici. Non vuol dire che, non volendo vivere in Italia, non sia legato al mio Paese. Però trovo che sia un Paese fermo culturalmente e socialmente, mentre si potrebbero fare molte cose. L’Italia è uno come uno studente che ha molte capacità, ma purtroppo non si applica. Penso che Madrid abbia meno capacità, però si applica di più.