Vivere a Madrid: la storia di Renzo

“La vida da mil vueltas”: non si sa mai cosa ci riserva il futuro. Questo è il concetto che ha accompagnato Renzo nella sua decisione di vivere a Madrid.

In Italia, dopo aver conseguito una laurea in Economia, era riuscito a trovare solo stages, così la decisione di partire senza un appoggio, senza lavoro e senza soldi, ma solo con tanta speranza. Ormai è trascorso più di un anno da quel giorno e attualmente Renzo vive stabilmente a Madrid, dove ha avuto la possibilità di mettersi in gioco e di scoprire se stesso all’interno di un ambiente completamente diverso.

Renzo ormai è più di un anno che vivi stabilmente a Madrid, ma di dove sei originario?

Da parte di madre sono trentino, mentre da parte di padre sono romagnolo. La mia famiglia viveva a Cervia, ridente cittadina della riviera romagnola; lì, l’ospedale non ha il reparto maternità e quindi mia madre mi ha dato alla luce a Cesena. Quando avevo poco più di 2 anni ci siamo trasferiti a Trento, città natale di mia madre, dove ho vissuto praticamente fino a un anno e mezzo fa.

Di cosa ti occupavi in Italia e perché hai deciso di partire? Soprattutto, è stata una scelta voluta?

In Italia, dopo aver concluso gli studi in Economia, ho iniziato a cercare lavoro, ma ho trovato solo stage. Quindi posso tranquillamente affermare di non avere avuto alcuna stabilità dal punto di vista lavorativo. Quella di partire è stata una scelta fortemente voluta, ma non condizionata dal fatto che non riuscivo a trovare un impiego fisso. Avevo solo voglia di cambiare ambiente, ma per un po’ di tempo ho esitato, frenato da qualche paura, visto i tempi che corrono. Poi un anno e mezzo fa mi sono convinto. Prima dell”inizio dell”estate, ho fatto le valigie e sono partito, senza casa, senza lavoro e senza soldi, ma con un mare di speranza. Per un mese ho lavorato in un call center e successivamente sono riuscito a ottenere una borsa di studio a Madrid fino a fine anno.

Come mai hai scelto di vivere proprio a Madrid?

Nel 2006 ho avuto l’occasione di trascorrere un periodo di “studi” nella capitale spagnola grazie al progetto Erasmus. Chi ha avuto la fortuna di viverci, di girovagare per i vicoli di Malasaña, di ammirare l’eleganza della Gran Via, di passare un pomeriggio al Parque del Retiro, di bere una sangria a La latina (purtroppo non si finisce solo col berne una), di perdersi nella stravaganza di Chueca, non può non essere rimasto colpito dal dolce incanto di Madrid. Poi le ragazze sono proprio belle. Dovevo assolutamente tornarci. Prima di stabilirmi a Madrid, ho fatto altre esperienze in Inghilterra e ancora in Spagna, ma non ho trovato la stessa atmosfera.

 

Lavori per un’impresa online che vende prodotti per la cura del corpo. Qual è il tuo ruolo all’interno  dell’azienda?

Principalmente mi occupo della vendita online di prodotti per la salute del corpo. Mi occupo del mercato italiano. Contatto gli utenti che si registrano sui nostri siti e propongo loro i nostri prodotti.

Come sei riuscito a trovare questo lavoro?

Grazie a ore ed ore di devota e onesta navigazione in internet!! Mentre svolgevo lo stage grazie alla borsa di studio, mi misi alla ricerca di un”occupazione. Mi concentrai soprattutto, per avere più possibilità, su impieghi che richiedessero la conoscenza della lingua italiana. Quando mancavano ormai pochi giorni al mio rientro in patria, trovai un annuncio di un’impresa online, pubblicato in un forum per italiani residenti a Madrid. La mattina dopo mi chiamarono, il pomeriggio feci il colloquio e l’indomani firmai il contratto. Grandissima botta di fortuna!

Quali difficoltà comporta la tua professione?

Non è sempre facile lavorare con i clienti, soprattutto devi metterci la faccia anche quando la colpa non è tua. Naturalmente anche noi stiamo attraversando un momento di crisi abbastanza intenso, per questo stiamo cercando di tirare avanti sforzandoci al massimo. La difficoltà nel nostro lavoro è quella di non sedersi sugli allori e di non accontentarci di quello che di buono abbiamo fatto nel passato.

Cosa ti piace fare nel tuo tempo libero?

Tutte quelle cose che a mia madre non piacerebbe che io facessi…scherzo. Sono un ragazzo normale e come molti miei coetanei, durante il tempo libero mi piace uscire con gli amici, giocare a calcio, vedere qualche film e, durante la bella stagione, rilassarmi al parco. Spesso vorrei riuscire a fare molte più cose, ma avrei bisogno di più tempo libero.

Da quando ti sei trasferito ad oggi, in cosa e quanto è cambiata la tua vita?

La mia vita è cambiata, perché ho cambiato l’ambiente in cui vivevo e questo mi ha fatto cambiare. Ho avuto l’opportunità di conoscere persone diverse da me, di altre nazionalità e culture e questo mi ha regalato una visione differente del mondo in cui viviamo e un’altra maniera di interpretare la vita. La mia vita è cambiata perché ho raggiunto l”indipendenza economica, grazie anche ad un lavoro che mi gratifica. Naturalmente c’é una parte del carattere, pregi o difetti, che non si possono cambiare.

Tutto sommato sei soddisfatto o ti manca ancora qualcosa?

Questo domanda me la dovresti fare fra qualche anno, sono ancora giovane per guardarmi alle spalle e analizzare il percorso della mia vita. Direi che per ora sono contento di dove sono e di cosa sto facendo, poiché ho raggiunto una tranquillità interiore che prima non avevo. È ovvio che mi manca qualcosa e ogni giorno scopro co”è. Non bisogna essere completi, soprattutto alla mia età si ha la necessità di sperimentare, di scoprire e magari anche di sbagliare. Commettere errori dai quali si può imparare qualcosa di nuovo….in poche parole stay hungry stay foolish (Ps. Grazie per l’aforisma Steve).

Cosa ci racconti di Madrid?

Madrid ha la sua filosofia di vita, quel mix di relax, voglia di divertirsi, spensieratezza e ancora voglia di divertirsi che contraddistingue la penisola iberica. Inoltre, anche se è una capitale, è una città a misura d”uomo, dove i trasporti funzionano a meraviglia e c’è poca criminalità. Pensa che una volta mi hanno rubato il portafoglio e, naturalmente dopo aver comprovato che al suo interno non vi fosse nulla, me l’hanno restituito. Allo stesso tempo è un metropoli aperta al mondo, cosmopolita, molto tollerante e laica (non facile in un Paese cattolico, tanto quando il nostro). E’ la città dove è nata la Movida, con tutto quello che ne comporta, che contagia e travolge persone di ogni età. Per essere una capitale europea, è molto economica. Rispetto ad una città italiana del Nord- Centro, a parità o quasi di stipendio, tutto è praticamente più economico.

Vestiti, supermercati, negozi, affitti, locali notturni, sono alla portata del salario. Inoltre la pressione fiscale, non è ai livelli di quella italiana, anche se il caro Mariano (ovvero Rajoy, presidente del governo) trova il nostro modello molto interessante e ogni tanto, qua e là, impone qualche nuova fantasiosa tassa. Le uniche cose che costano veramente sono le chiamate con il cellulare, se non si è provvisti di una tariffa piana (pro memoria: devo farmi un piano tariffario al più presto)…..e magari ”entrata al Santiago Bernabeu. Purtroppo, c’é da dire, che in questi ultimi mesi la situazione sta lentamente, ma costantemente cambiando. Poco a poco il costo della vita si sta alzando, mentre gli stipendi sono congelati o, peggio ancora, ridotti.

Purtroppo non è un paradiso del mondo del lavoro. Madrid rimane sempre un città del Sud Europa, in cui è difficile incontrare un ambiente professionale di alto livello (questo rispetto alle altre città del Nord Europa).Tutto ciò accompagnato da salari medi bassi, seppur in un contesto dove il costo della vita è sostenibile. La crisi ha accentuato ulteriormente questi difetti. Infine, c”é un aspetto della società spagnola che bisognerebbe eliminare, che trova a Madrid la piazza più importate al mondo: La Fiesta de los toros (più comunemente chiamata Corrida).

Qual è stata la tua prima impressione della città?

Mi sono sentito a casa, nel senso che il tassista si è preso 40 euro per fare il tragitto dall’aeroporto al centro. In media il tragitto costa 20 euro e a quell’epoca solo 2 euro con i mezzi pubblici. A parte questo, l’impatto é stato molto forte. Mi sono trovato per la prima volta in una grande città. Non sapevo la lingua e cercavo di parlare in inglese, ma capirmi risultava difficile da parte loro (se avete sostenuto una conversazione anglofona con uno spagnolo, sapete di cosa sto parlando) e non conoscevo nessuno. Sicuramente i primi due giorni sono stati i più difficili.

A proposito di crisi, come stanno vivendo questo periodo i madrileñi?

La Spagna, dopo il periodo franchista, conclusosi a fine anni ’70, è riuscita ad assottigliare quel gap socio-economico che aveva, rispetto al resto dell”Europa, in soli 20 anni, arrivando a metà della prima decade del 21esimo secolo a crescere ad un ritmo veloce. La crisi, causata dalla speculazione edilizia, ha rovinato tutto. I madrileñi stanno vivendo questo periodo di crisi con enorme coraggio e determinazione. Sto vedendo un’intera generazione che non si vuole arrendere, che manifesta, protesta, esprime le proprie idee senza paura di prendere qualche manganellata. La “Spanish Revolution” partita da Puerta del Sol ed allargatasi in tutti gli angoli della Spagna è un esempio per tutti i giovani d’Europa.

Puoi raccontarci qualche curiosità della città in cui vivi?

Ho sempre trovato curioso come, in una città dell’entroterra situata a 700 metri di quota, a 4-5 ore di macchina dal mare e circondata da paesaggi stile film western, una delle specialità culinarie sia il panino con i calamari.

Al tuo arrivo hai trovato facilmente casa?

Se trovare lavoro fosse stato così facile come lo è stato trovare casa, questa città sarebbe veramente un’oasi di felicità. Trovare un alloggio è semplicissimo. Ci sono alcuni pagine online dove è possibile trovare tutte le informazioni su stanze, appartamenti, ecc. Questa è una grande città e il ricambio è costante, soprattutto nel periodo in cui gli studenti ritornano a casa. Bisogna solo saper cercare.

Quali sono state le difficoltà che ti sei trovato ad affrontare?

La più grande difficoltà affrontata la prima volta che ho messo piede in terra madrileña è stata sicuramente rappresentata dalla barriera linguistica perché, anche se molti sostengono il contrario (soprattutto chi non conosce un lingua all”infuori di quella materna), non basta infilare una “S” alla fine di ogni parola, “tanto basta parlare in dialetto che ti capiscono”. Successivamente, quando ho deciso di ritornarvi, l’ostacolo maggiore ed il bisogno primario è stato quello di assicurarsi un impiego, a causa della situazione lavorativa in cui navigava il Paese. Devo dire che non è stato facile e lo testimonia il fatto che in queste ultime settimane la Spagna ha raggiunto quota 5 milioni di disoccupati, con il 50% di giovani senza impiego.

Come sei riuscito a superare quei momenti?

Poco a poco, giorno dopo giorno, si superano tutte le difficoltà, da soli e con ”aiuto degli altri. Per imparare la lingua, l’importante é stato conversare, conversare e conversare, senza timore e aver paura di sbagliare. Scontato dire che vale più questo che una lezione all”università di grammatica/sintassi/ lessico/ fonetica, di lingua spagnola. Un giorno un professore di lingue mi disse: “Il modo più semplice per imparare una lingua è quello di trovarsi una morosa/o madrelingua (beh, nell’occasione ha utilizzato un’espressione più colorita..). Per superare la seconda difficoltà, ben più problematica, non ci sono stati trucchi. Iscriversi a più offerte di lavoro possibili e aspettare.

 

Sei felice di vivere a Madrid o avresti preferito trovare una sistemazione lavorativa in Italia?

Sono felicissimo di vivere a Madrid e non avrei preferito trovare una sistemazione lavorativa in Italia. Ripeto, non ho scelto questa destinazione per motivi professionali. Fosse stato per quello, avrei optato per i Paesi del Nord Europa, dove ci sono opportunità lavorative nettamente migliori, ma non sono amante del freddo e della neve (il che é paradossale, visto che sono cresciuto circondato da un paesaggio alpino).

Tornando al tuo trasferimento, cosa ti sei portato dietro della tua patria?

Una bandiera tricolore che avevo in Italia e che ho appeso in camera, che casualmente comprai nel Rastro qui a Madrid, il giorno della finale dei mondiali contro la Francia. È un paradosso, ma scopri il tuo Paese solamente quando lo lasci. Vieni a contatto con persone di altre parti d’Italia, capisci le similitudini e le differenze regionali. Mi sono portato le mie radici. Non vuol dire che, non volendo vivere in Italia, non sia legato al mio Paese. Però trovo che sia un Paese fermo culturalmente e socialmente, mentre si potrebbero fare molte cose. L’Italia è uno come uno studente che ha molte capacità, ma purtroppo non si applica. Penso che Madrid abbia meno capacità, però si applica di più.

Cosa invece hai volutamente preferito lasciarti alle spalle?

Ho vissuto in una piccola realtà di provincia, dove la gente si comporta schematicamente. Stesse idee, stessi atteggiamenti, stessa maniera di vivere, restii ai cambiamenti. Un solo modo di concepire la realtà, che non è da considerarsi un difetto, perché probabilmente porta alla tranquillità. È un pensiero che ho riscontrato e condiviso con molti ragazzi della mia generazione. Però quando fai alcune esperienze, conosci altre cose, ti lasci inevitabilmente alle spalle questo modo di pensare.

Quando hai lasciato l’Italia sapevi a cosa andavi incontro?

Certo che no e questo mi ha dato lo stimolo per farlo. È vero, già conoscevo la città, ma lasciare l’Italia ha sempre rappresentato una sfida. Può essere una salto nel vuoto, non sai cosa ti aspetta e chi incontrerai. È un po’ come scartare un regalo. Può essere una delusione, ma non lo saprai mai finché non lo avrai aperto. Il primo passo è il più difficile.

Dove ti vedi in un prossimo futuro?

Non ne ho idea, “La vida da mil vueltas”, ovvero non si sa mai cosa ci riserva il futuro. Mi trovo bene a Madrid, ma non nascondo la voglia di fare un’altra esperienza, di mettermi di nuovo in gioco, però non saprei dove. Per il momento penso che sarà difficile tornare in Italia, ma penso che sarà ancora più difficile che lasci l”Europa, avendo la possibilità di restare “vicino” alla mia famiglia.

Spero solo di non avere rimpianti…

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A cura di Nicole Cascione