Mia moglie, conoscendo la lingua, cercò e trovò quasi immediatamente un lavoro come cameriera, mentre io mi occupavo dei figli e della casa e contestualmente, frequentavo un corso di spagnolo. Andavamo tutti i giorni in spiaggia, tutte le settimane facevamo gite per l’isola alla scoperta degli angoli più impensati. Dopo 6 mesi ho cominciato ad avere un po’ più di padronanza della lingua e ho iniziato a cercare lavoro come informatico, ma mi sono scontrato con la realtà del posto. L’ informatizzazione delle Canarie è molto bassa e non ci sono molti stimoli per migliorarla, tutto si basa su qualche sito web, un pugno di programmi vecchi per la gestione di hotel e negozi e poco più. Per questo motivo, l’ 80% di quelli che lavorano nel settore, guadagnano poco e il restante 20% si regge sul nepotismo. Quindi ho deciso di cambiare settore e, principalmente per interesse personale, ho iniziato a lavorare in una dissaladora, un complesso che trasforma l’acqua del mare in acqua pura per il consumo umano. Ho lavorato lì per un anno, fino a quando degli amici mi consigliarono di provare in un nuovo settore lavorativo, quello della sicurezza privata. Ho provato quasi per gioco.

Per un certo periodo, ho svolto il lavoro come aiutante e, scoprendo che mi piaceva, ho studiato, ho frequentato un corso, ho perso 22kg e sono entrato in questo mondo. Adesso sono 4 anni che lavoro e continuo a fare corsi di aggiornamento e specializzazione, avendo trovato un nuovo impulso verso un settore che in Italia neanche conoscevo. Durante i 6 mesi sabbatici, mi sono scontrato con i 2 principali ostacoli di Tenerife, la totale mancanza di puntualità (non si parla di minuti, ma di ore o giorni) e la forte xenofobia degli abitanti autoctoni, che si spinge al punto di considerare come stranieri gli spagnoli della penisola. Fortunatamente però, il primo problema si impara ad accettarlo e apprezzarlo, anche perché permette di togliersi di dosso il ritmo frenetico e lo stress dell’Italia. Mentre, per la xenofobia, anche su quello si impara a non farci più caso, considerando che circa l’ 85-90% della popolazione è straniera o della Penisola Iberica. Per il resto, Tenerife risulta essere un’ottima scelta per chi volesse trasferirsi. Noi ancora oggi, dopo 6 anni, siamo convinti di avere fatto una buona scelta. Qui si vive in completa sicurezza, i bambini giocano per le strade fino alle 9-10 di sera senza nessun pericolo, la gente esce a passeggiare senza neanche pensare a possibili borseggi, questo dovuto anche alla guardia civile e alla polizia nazionale, molto efficienti sotto questo aspetto.

La vita è molto rilassata, molti escono dal lavoro e vanno in spiaggia prima di tornare a casa, durante i giorni liberi ci si ritrova al Teide per fare grigliate con gli amici o si esce con i bimbi tutti insieme. La muticulturalità dell’isola poi, è strabiliante, ci sono persone di quasi tutti i Paesi del mondo, io personalmente, ho amici italiani, spagnoli, bulgari, russi, indiani, peruani, argentini, equadoreñi, tedeschi, inglesi, francesi e potrei citarne ancora altri.

Questo ci permette di confrontare culture e modi di vedere le cose, arricchendoci e dandoci una visione globale della vita e degli eventi, molto diversa rispetto a quella del campanilismo italiano. A essere sinceri non ci è voluto molto per integrarci in questa nuova realtà, grazie anche al carattere amichevole della maggior parte dei residenti che, in gran parte, avevano affrontato la nostra esperienza precedentemente. Però, chiaramente, ci sono anche molti aspetti delle Canarie che preferirei si avvicinassero più allo stile italiano, come ad esempio la professionalità (qui la maggior parte dei lavoratori, di qualunque livello, non ha le qualifiche per il posto che ricopre), la cultura (ora che sono fuori mi rendo conto della fortuna che ho avuto nel crescere attorniato dall’arte e dalla storia), il livello delle scuole pubbliche, che è molto basso rispetto agli standard italiani e per questo motivo, quasi tutti gli stranieri fanno studiare i propri figli in scuole private.

Anche la sanità, tanto denigrata in Italia, vedendola da fuori è a 5 stelle, qui gli ospedali pubblici sono piuttosto carenti in professionalità, in termini di struttura sono simili a quelli italiani, ma il carico di lavoro che debbono sopportare è enorme e questo, si riversa sui tempi di attesa, che arrivano anche a 1 o 2 anni per un’operazione di routine, i medici di paese praticamente non visitano, fanno le diagnosi dalle descrizioni dei sintomi, così da ridurre i tempi. Per questo motivo tutti o la stragrande maggioranza, stipula assicurazioni private sanitarie e quando ci si trova ad aver bisogno di assistenza ci si rivolge a strutture private, alcune delle quali molto buone, ma a pagamento. Anche il cibo in Canaria è variopinto, si possono trovare ingredienti e prodotti di quasi tutto il mondo, ovviamente però, mancano i nostri piatti tipici e i nostri sapori. La cucina autoctona, in realtà, è una cucina povera in ingredienti e varianti, dovuto al fatto che sull’isola non hanno prodotti al di fuori di capre, conigli, pesci, legumi e qualche tipo di frutta. Per questa ragione i piatti tipici del posto sono il conejo salmonejo (simile al coniglio in salmí), el puchero (un minestrone con l’aggiunta di carne), vari tipi di zuppe basate su legumi quali ceci, fagioli e fave, i funghi alla griglia e la papa arrugada con mojo (si tratta di patate con la buccia, lessate in acqua e molto sale e servite con 2 tipi di salse una rossa piccante e una verde più dolce).