Antonio Cánovas del Castillo fu uno dei primi Presidenti dell’Ateneo, cui si susseguirono importanti figure del mondo letterario, scientifico e politico (Miguel de Unamuno, Laureano Figuerola, Antonio Alcalá Galiano tra gli altri), sottolineando così l’importanza di questo nuovo centro di politica e cultura liberale.

Il primo socio dell’Ateneo fu Mariano José de Larra, giovane scrittore romantico, considerato uno dei massimi esponenti della corrente in Spagna, mentre la fondazione e ampliamento della splendida biblioteca si devono a Ramón de Mesonero Romanos, intenso autore costumbrista, che ne farà una delle migliori di Spagna. L’ambizione di Mesonero conquista il governo spagnolo che, nel 1838 decide di assegnare alla biblioteca un esemplare di ogni opera uscita dalla casa editrice nazionale, così come tutti quegli esemplari che “avanzano” dall’unione delle biblioteche di corte, di quelle dei conventi soppressi e della biblioteca nazionale. La Biblioteca dell”Ateneo si arricchisce così di opere prime, tomi, enciclopedie, fino a divenire fulcro dell”Ateneo stesso, ed oggi vero e proprio tesoro.

L’Ateneo diventa specchio di un Paese che si risveglia alla cultura, tanto da essere definito, tra il 1854 ed il 1875, ” l’Olanda di Spagna” (rimandando all”apertura liberale e culturale dell”Olanda dell”epoca). La vita dell’Ateneo freme, e tra il XVI ed il XVI si susseguono conferenze di personaggi illustri come Manuel Becerra (matematico con la passione dell”astronomia), Amador de los Rios (archeologo e storico che tiene conferenze sulla cultura judía), le tertulias di don Ramón María del Valle-Inclán, fino alle dissertazioni sulla filosofia del bello di Juan Valera o alle lezioni di politica internazionale di Echegeray. Per tutto questo periodo la Biblioteca rimane il sancta sanctorum dell’Ateneo.

I decenni successivi sono di grande fermento, e l’Ateneo si converte nell’agorà culturale di Spagna, da cui usciranno 16 Presidenti di Governo. Per sole 10 pesetas al mese (l”equivalente di 0,06 centesimi di euro di oggi) si poteva accedere a grandi saloni, dove poter ascoltare grandi filosofi o politici, matematici o storici, ma soprattutto ammirare testi unici, che nel 1935 raggiunsero l’impressionante cifra di 100.000.

Tutto nell’Ateneo – e soprattutto per i suoi soci – diventa dibattito: Azorín (grande autore della generazione del ’98) fonda il gruppo degli “Intellettuali”, e lo scoppio della Grande Guerra accende gli animi ed i dibattiti. Il XX secolo vede preponderante la figura di Manuel Azaña – un vero prototipo dei membri dell’Ateneo: socio attivo e gran dissertatore fu Segretario durante la Grande Guerra e Presidente del Governo tra il 1930 ed il 1932. La sua carriera politica rispecchia in pieno la personalità di un grande intellettuale che, dall’anonimato, passerà a ricoprire – grazie proprio all’Ateneo di Madrid – le più alte cariche del potere dello Stato.

Fortemente temuto dalla dittatura di Primo de Rivera, per il forte carattere liberale, l’Ateneo rischiò di scomparire quando Alfonso XIII cercò di inglobarlo al “Circolo di Belle Arti“, e fu grazie a caparbi oppositori che questo non avvenne: tra tutti Manuel Aznar, l’allora direttore de “El Sol” (quotidiano madrileno, liberale, fondato nel 1917 ed eliminato durante il Franchismo), che dalle pagine del suo giornale ribadiva come questo avrebbe significato la morte di un”istituzione tanto importante e con la quale moltissimi spagnoli si identificavano in epoche così difficili.

Nonostante le forti opposizioni, dove non riuscì Primo Rivera, arrivo il generalissimo Franco: la falange chiuse l’ Ateneo, utilizzandone le sale come “Aule per le delegazioni provinciali” .

Fu solo dopo la caduta del regime che l’Ateneo tornò ad essere un importante punto di riferimento culturale: Florentino Negrín, socio dell’Ateneo dal 1959 disse: “L’Ateneo è come un leone dormiente. Durante la Guerra Civile aveva il compito di far tornare la Repubblica…e a suo modo lo fece. Oggi è difficile pensare ad un suo coinvolgimento politico o sociale a breve temine. L’importante ora è che continui a resistere”.

Diletta Fraizzoli