Downshifting: la vita di Francesca a Valencia

Vivere in una fattoria a stretto contatto con la natura, cibarsi solo di prodotti biologici, vivere un giorno dopo l’altro sempre in modo diverso, crescere i propri figli nel modo più naturale possibile, lavorare meno per vivere meglio e godere del tempo libero …..è forse un sogno? No, è pura realtà. E’ la realtà in cui vivono Francesca, il suo compagno e il loro bambino: una piccola fattoria a Valencia, in cui producono e vendono prodotti biologici.

Non è di certo la casa del “Mulino Bianco”, vivere nel loro modo comporta anche delle difficoltà, come stare tra la terra e il fango, sotto il sole cocente e sotto la pioggia, per coltivare un pezzo di terra o per estirpare le erbacce, ma è pur sempre una scelta di vita semplice e ricca di soddisfazioni, ispirata dalla filosofia del downshifting.

Francesca, cominciamo dal principio. Sei nata a Milano e hai vissuto a Modena da quando avevi 15 anni. Hai studiato ad Ancona, nel 2006 sei andata a Valencia per un Erasmus e ci sei ritornata nel 2008, per un dottorato di studio in biologia. Perché hai scelto proprio Valencia per il tuo corso di studi?

Ho giocato facile; conoscevo già l’ambiente, i professori e il meccanismo delle borse di studio e ho cercato di mantenere i contatti con gli uffici competenti, così quando è uscito il bando di concorso, ho provato e l’ho vinto. Per dovere di cronaca, il predetto bando riguardava un altro dipartimento rispetto a quello dove ho sostenuto la tesi, un dipartimento dove non mi conosceva nessuno.

Da quel momento hai deciso di restare in Spagna. Quali sono stati i motivi che ti hanno convinto a rimanere nella “Terra del sole”?

La ricerca in Italia è quella che è, specialmente per quanto riguarda le facoltà scientifiche. Il Nord Europa non è affatto il mio caso… Non ho vinto una borsa a Mallorca per un soffio, mi è stata assegnata a Valencia e così sono tornata a vivere con gli ex coinquilini.

Da quel momento in poi come si è svolta la tua vita?

La giornata lavorativa era piuttosto pesante, anche se l’ambiente lavorativo è certamente un po’ più rilassato rispetto a quello italiano. Terminato il lavoro, le serate erano movimentate anche durante la settimana, Valencia offre molto in campo culturale e pur essendo la terza città più grande della Spagna, è a misura di tasche. Ho cercato di non perdermi niente di quello che può offrire, gli appuntamenti fissi sono stati gli allenamenti di capoeira, le prove con la batukada e il giovedì sera andavo a bere lo spritz con dei padovani.

Hai aperto con il tuo compagno una microazienda di agricoltura biologica. Da quale esigenza è nato questo progetto?

Il mio compagno coltivava già da anni, era una piccola fattoria dove faceva di tutto, ma aveva solo 10 clienti. Quando sono arrivata io, ho preso in mano il settore amministrativo, curo il blog, mi occupo dei contatti con i clienti e di trovare nuove uscite per i nostri prodotti, dal mercato biologico a piccoli negozi e ristoranti biologici. Ci siamo anche sistemati legalmente e abbiamo ottenuto anche il marchio bio.