Certo il lavoro di documentazione e ricerca per questo romanzo dev’essere stato lunghissimo…

Si lo è stato…però lo iniziai tanto tempo fa, quando ancora lavoravo a “La cena segreta”. Partii dal fatto che l’ “Apocalipsis Nova”, che già appare in quel romanzo, influenzò moltissimo Leonardo quando dipinse “La Vergine delle Rocce”… e da lì partì la mia curiosità verso altre opere ed altri autori.

C’è un po’ la credenza che dall’impressionismo ad oggi, l’arte pittorica abbia perso la capacità di trasmettere come un tempo. È vero?

Si potrebbe dire che le avanguardie cercarono di “uccidere” lo spirito dell’Arte. Ci si preoccupava soprattuto della forma, dell’aspetto esteriore, di scomporre la realtà per liberarla da discorsi che si credevano ormai obsoleti. Sicuramente gli avanguardisti non avevano visitato le Grotte di Altamira (in cui si trovano pitture rupestri risalenti a 18.500 ani fa, ndr), e quindi non avevano capito che l’Arte nasce sempre con l’intenzione di stimolare l”anima, lo spirito. Questo è stato, secondo me, il fallimento delle avanguardie…anche se non tutti i suoi autori furono così.

Per esempio?

Picasso. Visitò Altamira ed i siti archeologici di Jaen alla ricerca delle origini dell”Arte. Se si pensa al tempo cui fanno riferimento ne capiamo l’importanza: si tratta di epoche in cui non esisteva nulla, in cui l’ homo sapiens, dal nulla, crea figure bidimensionali che l’uomo di neanderhal non concepisce. Tempi in cui si inziano a celebrare riti funebri, si organizzano i clan, le famiglie…Picasso lo comprese.

Quanto c’è di realtà e quanto di fantasia in “Il maestro del Prado”?

Se ci trovassimo negli Stati Uniti questo romanzo non verrebbe etichettato nè come fiction, nè come non-fiction, ma come faction: basato su fatti reali. È un romanzo attraverso il quale mi piacerebbe trasmettere l’idea del mito di un grande museo come è in effetti il Prado.