Da quanto tempo vivi a Valencia?

Ormai sono quasi 3 anni e sono volati!

Cosa ti manca della tua città natale?

Se i miei genitori vivessero qui non mi mancherebbe niente. A parte questo, piccole cose che non possono viaggiare, come alcuni cibi o posti che ogni tanto vorrei rivedere. Una vera pizza napoletana, per esempio, o una passeggiata sul lungomare di Salerno.

Come sei stata accolta?

Benissimo. Come dicevo gli italiani sono davvero tanti e, a volte, arrivano con tutti gli stereotipi di sempre. Non mi sarei meravigliata di incontrare qualche ostilità, invece è andata bene. Penso che il segreto sia arrivare sempre con umiltà e spirito di adattamento. Vedo molti italiani che arrivano pensando che la Spagna viva 12 mesi all’anno di movida e che non serva nemmeno imparare la lingua “tanto se parli piano ti capiscono”. Non è così!

Ti senti ancora un po’ straniera o sei riuscita ad integrarti bene nella nuova realtà?

Non mi sento assolutamente una straniera, per me non esistono gli stranieri. Esistono persone diverse, che viaggiano e si incontrano. Valencia è una città bellissima e a misura d’uomo, grande ma non immensa, c’è il mare e un clima fantastico tutto l’anno. Io mi sposto quasi sempre in bici, una ragazza può tornare a casa da sola di notte senza paura, c’è un’offerta culturale ampissima e un discreto melting pot. E’ veramente difficile non integrarsi in un posto così.

Sei sposata o fidanzata? Se è si, con un italiano o con uno spagnolo?

Sposarmi non è tra i miei progetti. Qui ho tantissimi amici e per ora sto bene così, ci tengo particolarmente alla mia indipendenza.

Per quanto riguarda il settore lavorativo ed economico, Valencia è molto diversa dall’Italia? E culturalmente?

Rispetto al nord Italia c’è un abisso. Io vivo in centro e pago un affitto che a Milano sarebbe impensabile persino in periferia. Anche qui la crisi economica è molto forte, ha colpito soprattutto il settore immobiliare e ci sono molti disoccupati. Io sono stata fortunata, anche perché quando ho trovato lavoro ho potuto chiedere una sovvenzione alla regione (Comunità Valenciana) per pagare l’affitto, che mi ha aiutata tantissimo. Il costo della vita è sicuramente inferiore, si può risparmiare un po’ su tutto. In più la qualità della vita mi sembra altamente superiore.

Poi per fare un altro esempio, i corsi di lingua nella Scuola Ufficiale di Lingue (escuela oficial de idiomas) costano 40 euro all’anno, e rilasciano un diploma valido ovunque. Io sto studiando portoghese. Culturalmente potrei dire che lo stile di vita si avvicina molto a quello del sud Italia, si vive molto all’aperto, ci sono molte cose da fare e da vedere. Credo che per me il punto forte di Valencia sia proprio questo: combinare uno stile di vita mediterraneo, senza però gli eccessi negativi che potrebbe comportare. La città è pulita, tranquilla, la polizia multa anche le biciclette fuori posto, insomma si cerca di mantenere un certo ordine pubblico. Almeno ci si prova.

Tornerai mai in Italia?

Non credo, se dovessi lasciare Valencia credo che mi sposterei in un posto nuovo. Forse quando andrò in pensione tornerò a Salerno.

E’ stato facile per te trovare questo impiego a Valencia? Prima del tuo lavoro attuale hai svolto qualche altra attività? Se è si di che genere?

Quando sono arrivata pensavo di continuare a lavorare nell’ambito dell’insegnamento, ma quando ho visto che non c’erano molte possibilità ho cercato anche altro. L’unica scuola di lingue che mi ha contattata mi ha offerto un lavoro di volantinaggio porta a porta, per pubblicizzare la scuola stessa. L’ho fatto per una settimana, poi mi hanno contattata dall’ostello.

C’è molta disoccupazione? Per i giovani italiani che arrivano in cerca di fortuna è facile trovare un posto di lavoro?

Si, purtroppo. Penso che per gli italiani sia abbastanza difficile inserirsi nel mondo lavorativo qui. Vedo che molti arrivano un po’ allo sbaraglio, pensando di poter trovare facilmente un lavoro come cameriere e, come dicevo prima, senza sapere neanche lo spagnolo. Oltre ai disoccupati spagnoli non bisogna dimenticare che in Spagna ci sono anche moltissimi sudamericani, che hanno il vantaggio di parlare già spagnolo, nonché di sapersi adattare a qualunque tipo di lavoro. Molti italiani pensano di arrivare nel paese della cuccagna e quando si accorgono che non è così, vanno via delusi. Non conosco nemmeno un settore lavorativo in cui non ci sia crisi, anche il turismo lo è. I grandi alberghi chiudono, il mio ostello per ora si salva perché è il corrispettivo in alloggio di un volo low cost.

In base alla tua esperienza che consigli daresti ai giovani italiani disoccupati?

E’ difficile dare consigli. A me non faceva paura partire e l’ho fatto, però mi rendo conto che molti preferiscono, giustamente, restare nella propria città o in Italia. Comunque penso sarebbe sempre meglio tenersi aperti al mondo, aggiornarsi, viaggiare, fare esperienze. E anche partire dal basso, perché oggi sembra che l’aspirazione di molti sia uscire dai banchi di scuola e sedersi direttamente nella poltrona del direttore. Infine, consiglio di non perdere mai la speranza e la voglia di fare, tutti abbiamo l’energia per andare avanti e cambiare la nostra vita se vogliamo.

Se tu potessi tornare indietro rifaresti le stesse scelte?

Riguardo la scelta di trasferirmi in Spagna si, magari anche prima. Durante l’università ho cambiato corso di studi e questo mi ha rallentato, mi sarebbe piaciuto avere le idee più chiare allora.

Perché hai scelto proprio Valencia?

Perché mi piaceva l’idea di trasferirmi in una città in cui non fossi mai stata e dove non conoscessi nessuno, e mettermi un po’ alla prova. Ero stata molte volte in Spagna ma mai a Valencia e quindi ho scelto di venire qui. Tra l’altro, mi sembrava perfetta per dimensioni e posizione geografica, per me il clima è importantissimo.

Con quali aspirazioni e con quali progetti ti sei trasferita? Molti di questi si sono realizzati?

Mi sono trasferita nella speranza di vivere in un posto ospitale e tranquillo, ma anche stimolante, non noioso. Speravo di trovare un lavoro regolare e che la città fosse vivibile, quindi devo dire che sono contenta. All’inizio vivevo con altre ragazze, ma poi sono andata a vivere da sola. Adesso oltre al lavoro e agli amici, posso dedicare molto tempo anche ai miei hobby.

Che progetti hai per il futuro?

Non faccio grandissimi progetti perché preferisco concentrarmi sul presente, comunque voglio continuare a conoscere il mondo e a sentirmi libera, per me non è importante raggiungere un altissimo tenore di vita, mi basta poter vivere senza stress, legalmente e stando a contatto con persone che considero umane e interessanti.

Nel momento in cui hai messo piede in questa nuova città hai avuto paura? Quali sono state le tue emozioni?

Quando sono arrivata, prima di uscire dalla metropolitana, mi sono detta: la prima immagine sarà la decisiva, o mi piace subito o non mi piacerà mai. Non avevo paura, più che altro molta speranza. Valencia mi è ovviamente piaciuta a prima vista, e questo mi ha dato la forza per mettermi subito in moto e cercare di restarci.

3 buoni motivi per trasferirsi a Valencia

Perché è una piccola metropoli a misura d’uomo, il clima è veramente ideale e perché dall’antico corso del fiume Turia, che è stato prosciugato, è stato ricavato un parco meraviglioso che attraversa tutta la città. Imperdibile.

Per scrivere a Serena:

amato.serena@gmail.com

Intervista a cura di Nicole Cascione