A proposito dei clienti, chi si rivolge a voi?

All’inizio erano i vicini del paese, la mamma e la zia del mio compagno. I nostri clienti vanno dallo studente ecologista ma squattrinato che acquista con i coinquilini le verdure bio una volta a settimana, all’impiegato di banca. Uno dei ristoranti macrobiotici più famosi di Valencia è nostro cliente, pensa che il giorno in cui stavo partorendo, fuori dalla porta c’era Gavino Diego, un famoso attore spagnolo, premio Goya, che stava comprando peperoni!

Un’azienda del genere avresti potuto aprirla anche in Italia o in qualche altro posto del mondo. Perché hai scelto proprio Valencia?

L’azienda era qui, ma sia io che il mio compagno non ci vediamo a Valencia per tutta la vita. Abbiamo anche passato del tempo in Sud America (io in Perù, lui in Repubblica Dominicana e in Brasile), visitando piccole fattorie di questo tipo che si trovavano in mezzo alla foresta, noi in confronto siamo extralusso. Abbiamo anche pensato di trasferirci a Modena, per stare più vicini alla famiglia, ma penso che l’ambiente a Valencia sia più aperto per queste cose. Conosciamo tanti piccoli agricoltori biologici e non ci facciamo la guerra, in Italia invece i nostri prezzi non sarebbero accettati e dovremmo rinunciare alla nostra filosofia per essere competitivi.

Ti occupi anche di cosmetica ecologica. Ce ne parli?

E’ duro lasciare il camice di laboratorio. Stavo facendo un dottorato in farmacologia, ero dall’altra parte della barriera e già cominciavo a vacillare man mano che mi avvicinavo al mondo bio, è incredibile cosa ho contribuito a creare lavorando per Big Pharma (non dirò mai chi mi finanziava la tesi che ho mollato). Ho semplicemente preso tutte le mie conoscenze e gli anni di studio, per dedicarmi al settore cosmetico ecologico. Produco per me, amici, parenti e organizzo corsi.

Com’è vivere a Valencia?

Nonostante sia la terza città della Spagna, Valencia è economica, parlando da studentessa che condivide l’appartamento, che fa la spesa, che prende il metro e che vuole anche uscire a bere una birra ogni tanto. Ho studiato ad Ancona e seppur piccola, era cara rispetto a Valencia. Qui per una stanza singola con bagno privato in una zona universitaria, puoi pagare al massimo 220 € al mese. Io pagavo 140€ al mese spese incluse, per un bell’appartamento dalla cui finestra vedevo la facoltà. C’è da dire però, che la qualità delle case costruite nel boom lascia molto, molto a desiderare, quindi bisogna adattarsi. E poi, girare in bici (con 100 km di piste ciclabili è il minimo!) abbassa notevolmente i costi.

Anche la Spagna sta attraversando un momento di crisi come molti altri Stati in Europa, tu che ci vivi, cosa puoi dirci della situazione che state vivendo?

Io vi consiglio caldamente di aspettare a venire qua. Valencia purtroppo è la prima regione della Spagna a essere indebitata, a causa di una pessima gestione economica da parte del vecchio governo locale. Attualmente il tasso di disoccupazione è circa del 28%, a mia cognata, che è medico, hanno ridotto lo stipendio del 10%. Davanti agli uffici di disoccupazione per i sussidi, ci sono file di ore ed ore tutti i giorni. Ormai non danno più la tessera sanitaria ai disoccupati. Ricordatevi che, se non possedete una vera specializzazione (ingegneria, medicina, commerciale e parlate 4 lingue), vi consiglio di non venire qui per adattarvi a fare un lavoro qualsiasi, perché ci sono milioni di spagnoli e milioni di sudamericani che parlano spagnolo in cerca di lavoro che hanno la priorità sugli europei. Diverso è se avete dei soldi da parte, per poter vivere tranquilli almeno per un anno senza lavorare, cioè fino a quando non riuscirete a trovare il lavoro giusto per voi. Altrimenti sarebbe meglio pensare ad altre destinazioni.

Quindi, allo stato attuale, è difficile per un italiano rifarsi una nuova vita a Valencia?

Dovrebbe avere delle idee creative e soprattutto deve sapersi arrangiare. E’ meglio evitare l’apertura dell’ennesima pizzeria. Valencia si adatta bene a chi vive di arte e di creatività. Qui ci sono tanti laboratori culturali, io conosco molti fotografi italiani, conosco ragazzi che hanno aperto negozi di abbigliamento vintage, ovviamente, con tantissimi italiani che ci sono qui, bisogna avere le carte in regola per non essere uno tra i tanti …

Sei soddisfatta del tuo percorso di vita?

Tre anni fa, quando lavoravo in laboratorio, mi sentivo arrivata, credevo di avere tutto! Ma Valencia mi ha dato quella marcia in più che cercavo, qui ho realizzato quei sogni che sarebbero rimasti di sicuro in un cassetto, sogni che altrove, mai e poi mai avrebbero trovato terreno fertile…come vivere in campagna. Valencia è grande e variegata, ma anche piccola il giusto da non sentirti perso in un ambiente nuovo. Io ho ricreato qui il mio gruppo di amici e, cosa ancora più importante, ho creato la mia famiglia. Ho conosciuto il mio compagno tramite amici di amici nel 2009 ed ora abbiamo già un figlio. Conosco tante persone che venute qui, si sono mantenute suonando la chitarra per strada, finchè non hanno trovato lo stimolo giusto per realizzarsi. Conosco anche chi è partito in America … e poi è tornato, perché? Aveva tutto tranne la famiglia e questo è un aspetto da considerare attentamente.

Che consiglio daresti a tutti coloro che vorrebbero abbandonare la propria terra?

Vorrei dire loro che non è facile. Si cerca di cambiare terra per migliorare la propria condizione, in questo passaggio cercate di essere realisti e siate pronti a ricominciare da zero ogni volta che vi capiterà di cadere. Quando si è soli, si valorizzano i rapporti umani con chi ti circonda. Io, al terzo giorno di ostello, piangevo perché non riuscivo a trovare casa. Poi, la segretaria dell’ostello mi diede un numero di telefono…e la mia vita è cambiata. Ogni incontro, anche se banale, può essere la chiave per fare il salto di qualità.

lafrenzen@libero.it

A cura di Nicole Cascione