Il nuovo secolo portò con se una nuova crisi economica, che colpì particolarmente l’attività tessile e portò alla chiusura della Zecca e dei mulini usati per la lavorazione della carta. Il cambiamento principale si ebbe nel paesaggio urbano, dove sparirono gli elementi difensivi e militari, sostituiti da edifici civili. Durante la Guerra di Successione spagnola Cuenca si schierò al lato di Filippo V. Le truppe inglesi e portoghesi entrarono a Cuenca nell’agosto del 1706, e dopo un’estenuante ed agguerrita difesa, la città si arrese. Solo due mesi dopo, le truppe borboniche riuscirono a riconquistare la città, ed il Re ricompensò la città con il titolo di “Fedelissima ed Eroica”, titoli che si andarono ad aggiungere ai già ottenuti “Leale e Nobile”, che la città aveva già ottenuto da Alfonso X nel 1257.

CUENCA; Castilla La Mancha, SPAGNA

A partire dal 1763 l’arcidiacono della città Antonio Palfox decise di promuovere il ripristino dell’industria tessile e, con l’aiuto di un artigiano della seta di Murcia fondò una nuova fabbrica che, nel 1786, si convertì nella più importante della città, dando lavoro a circa 1100 artigiani. La fabbrica venne chiusa da Carlo IV, che proibì l’apertura di altri laboratori tessili, per evitare la concorrenza con la Fabbrica Reale. Il declino economico, che ebbe inizio alla fine del secolo XVIII continuò nel XIX secolo, e provocò un deterioramento di tutto il patrimonio urbanistico, dovuto anche ad un importante calo di popolazione. Una volta ancora la città non si arrese ad un tale destino e iniziò una serie di migliorie civili, igienico-sanitarie ed economiche che permisero la ristrutturazione del centro urbano, e fu durante il secolo XIX che la città iniziò ad assumere i tratti odierni.

Cuenca fu anche teatro della Guerra d’Indipendenza: subì il passaggio delle truppe svizzere dirette a Valencia, e delle truppe spagnole, che appoggiavano i francesi. La città venne completamente devastata: roghi e saccheggi durarono fino al 1818, lasciando una città stremata, decimata e completamente in rovina. Carestie, malattie ed epidemie peggiorarono una situazione già precaria. Anche le Guerre Carliste ebbero come sfondo la città e la provincia di Cuenca, dove avvennero diverse battaglie ed assedi. Ma nuovamente la città resistette e, nel 1876, alla fine della terza Guerra Carlista venne eretto un mausoleo in memoria ai caduti dove vennero raccolte le ceneri di coloro che avevano combattuto per la città. Il Mausoleo venne distrutto nel 1944, per volere della Falange Spagnola. Solo nel 1833, con l’arrivo della ferrovia, che univa Cuenca ad Aranjuez, la città potè sperare in un recupero economico, sociale e demografico.

CUENCA; Castilla La Mancha, SPAGNA

Il XX secolo si apre finalmente con delle prospettive positive: la ferrovia, la costruzione del Parque san Julian, l’ ampliamento dei vecchi quartieri. Nel 1902 la Cattedrale di Cuenca venne dichiarata Monumento Nazionale, e completamente ristrutturata sotto la guida dell’architetto Vicente Lamperez. Seguì un nuovo dinamismo economico, favorito dall’apertura di nuove imprese ed industrie moderne, che, a parte qualche breve episodio, rimase intatto e duraturo durante gli anni della Guerra Civile.

A partire dal dopoguerra Cuenca entra finalmente nell’ epoca moderna: terminate le guerre, con una base economica che va crescendo ormai da tempo, Cuenca si rifugia nella sua “città nuova”, il centro pulsante di una società che vuole vendicare un passato difficoltoso. La “Cuenca antigua” in cui si trovano i vecchi, più antichi quartieri restano in stato di abbandono per qualche anno, fino a quando nel 1963 l’intera zona viene dichiarata “paisaje pintoresco” e promosso dalla nuova Fondazione per la tutela delle “Casas Colgadas” e del Museo d’Arte Astratta a luogo di interesse turistico.

Inoltre nel dicembre del 1966 la città antica , i suoi vicoli e le foci di entrambi i fiumi Jùcar e Huécar vengono dichiarati dall’UNESCO “Patrimonio dell’Umanità” e, sebbene non sia stata scelta, si candidò a “Capitale Europea della Cultura” per il 2016: segno di una forza civile che non si arrende ad un passato fatto di guerre e conquiste, ma che invece ha tanta voglia di riscatto.

A cura di Diletta Fraizzoli